ulcera 09 Ott 2018

09 Ott

BY: Anna

Novità

Ulcera.
E’ sorprendente vedere il grande potere che ha la nostra mente nel condizionare il corpo.

Sono molte e importantissime le interazioni tra il corpo e la mente in grado di condizionare la nostra vita e l’andamento di molte patologie, ulcera compresa.
Le indagini statistiche testimoniano come, tre malati su quattro, vadano dal medico per parlare di loro e dei loro problemi. Come dire che, più o meno inconsapevolmente, collegano i disturbi organici con i disagi psichici.

In realtà le emozioni e gli affetti abitano il corpo tanto quanto il fegato, la tiroide, l’intestino…tutto sta a intenderne il linguaggio.
Il corpo, così, si anima di significati ci parla di noi e le malattie diventano un messaggio simbolico con cui l’organismo esprime i disagi profondi dell’individuo. Abbiamo detto più volte che il nostro corpo è un po’ una sorta di teatro sul quale “mettiano in scena”, consapevolmente o meno i nostri disagi emotivi.

Imparare a decifrare i segnali del corpo attraverso una lettura simbolica è un validissimo aiuto per arrivare ad una presa di coscienza della necessità di doverci orientare verso un cambiamento, verso un nuovo stile di vita più adatto alla nostra personalità e al nostro sentire, che ci permetta di non dover magari “mandar giù” quel che non vogliamo.
…parlavamo di apparato digerente…

Quante volte abbiamo usato la frase “quante ne ho dovute mandar giù”… “questa cosa proprio non la digerisco”… “il tuo comportamento mi dà la nausea!” … “quell’uomo è disgustoso!”
…si può vedere come ci sia una netta connessione tra il cibo e i contenuti psichici.

Attenzione però che digeriamo ed elaboriamo anche i contenuti mentali.
Nella cosiddetta acidità di stomaco, per esempio, si ha un lavoro continuo dei succhi gastrici anche in assenza di cibo, come se quest’ultimo si dimostrasse sempre insufficente o inadeguato.
…stiamo forse “tentando di digerire” un cibo metaforico, magari indigesto per noi??

Nello stomaco l’azione che si compie è volta alla digestione/elaborazione del cibo/contenuto mentale in questione. E’ per questo che la caratteristica più importante per il cibo è la leggerezza ovvero la digeribilità: l’alimento pesante che “resta sullo stomaco” è qualcosa di “non facilmente digeribile”, e può rappresentare quindi un contenuto mentale (sentimento, esperienza, pensiero) di non facile elaborazione.

Chi “ha stomaco” è colui che dimostra di saper “mandar giù certi bocconi”, e la metafora si lega benissimo a chi dimostra coraggio e resistenza sul versante psichico e affettivo-emozionale.

L’ulcera…come nasce l’ulcera??

Possiamo dire che l’ulcera è una di quelle malattie a cui perfino la medicina tradizionale riconosce l’appellativo di “psicosomatica”, riconducendo per altro il discorso, molto genericamente, a fattori derivanti dallo “stress” e proponendo, come principale rimedio, un intervento farmacologico volto ad eliminare il sintomo, senza tener conto della persona nella sua globalità.
Per la medicina psicosomatica la malattia, come abbiamo detto più volte, è vista come un segnale, un messaggio, un’opportunità per fermarsi a capire quello che il nostro corpo ci sta “dicendo”.

Proviamo allora a leggere insieme gli aspetti simbolici dell’ulcera.

Lo stomaco, organo di passaggio trasformativo di ciò che viene assunto (cibo e non) dal mondo esterno, rappresenta simbolicamente un passaggio maturativo a livello di personalità.
Anche la collocazione dell’ulcera assume un significato simbolico…più sarà vicino all’imbocco dello stomaco più facilmente avrà il significato di una sorta di “sentinella” sul tipo di cibo da “far passare” perché questo non “roda” al momento del passaggio; un ulcera duodenale (che lascia dunque transitare il cibo nello stomaco) invece “rode” al momento della “separazione”, ha il significato di una difficoltà a “lasciar andare” fuori da sé cio’ che è stato interiormente elaborato.

Chi è e cosa fa l’ulceroso?

I tratti della personalità dell’ulceroso sono principalmente quelli riscontrabili nella cosiddetta “personalità dell’uomo di successo”, o di colui che “vuole arrivare”: il buon senso comune tende ad avvicinare l’ulcera allo stress, e spesso si associa una vita caratterizzata da un ritmo vorticoso e da un’attività molto intensa con il rodersi interiore caratteristico appunto dell’ulcera.
Qualcosa c’è di vero in tutto questo, ma la prospettiva di una “corrosione” dovuta allo stress è troppo semplificante, così come proporre la troppo facile equazione uomo di successo=ulcera.

E’ il conflitto che si nasconde che determina l’insorgenza dell’ulcera.

Chi cerca il successo cerca, attraverso questo, una sorta di libertà dalla dipendenza e dunque l’idea di una gestione autonoma di se stessi. L’ulceroso aspira si a questo, ma ad una ostentata autonomia ed indipendenza corrisponde, ad un livello più profondo, un bisogno insoddisfatto di calore e di affetto.
L’ulceroso è dunque un soggetto inquieto, che vive in conflitto; cerca, attraverso un atteggiamento risoluto, di mascherare le proprie incertezze e i propri bisogni nascosti di dipendenza.

Così il malato di ulcera può reprimere i suoi desideri infantili, che possono rimanere assolutamente inconsci e risultare addirittura contrastanti con una personalità che cerca di compensarli attraverso un’energica affermazione di autonomia; ma può anche esprimerli apertamente e scontrarsi con l’incomprensione del mondo esterno.

Quando insorge l’ulcera?

Un aspetto importante riguarda anche l’età in cui l’ulcera compare: proprio per il fatto che il conflitto centrale riguarda il conflitto autonomia-dipendenza, possiamo pensare che una fase “gastrica” attraversi la vita di ciascuno di noi, che vi sia cioè un momento della vita, identificabile intorno all’adolescenza, in cui è del tutto naturale far fatica a “digerire” certi “bocconi amari”.
L’insorgere di un’ulcera precoce, durante l’adolescenza, esprime dunque che i conflitti sono particolarmente accentuati, che si prova un’estrema fatica a distaccarsi dal mondo materno protettivo e rassicurante.
Un’ulcera che invece si genera in età avanzata depone a favore di una situazione conflittuale insorta a causa di particolari condizioni esterne, che attivano un ritorno all’infanzia, risvegliando una necessità di dipendenza.

Non è difficile immaginare le situazioni che per l’ulceroso risultano particolarmente a rischio: sono quelle in cui da un lato qualcosa va storto, e viene dunque sollecitata una reazione di rabbia o d’ira, dall’altro la buona educazione, le convenzioni, uno stato di sudditanza, o altro di questo genere, impediscono al soggetto di manifestare i propri sentimenti, o lo obbligano ad una repressione che gli risulta pesante da sopportare.

A fianco alla possibilità di attacchi periodici in concomitanza con situazioni ricorrenti, abbiamo quella di un’emergenza particolare che può attivare una grave crisi, che può esprimersi in un unico attacco violento o in una serie di attacchi ravvicinati durante un certo periodo.

“Mi è arrivata improvvisamente una promozione con trasferimento”…mi sono trovato così di colpo ad avere più responsabilità e a dover lasciare i miei genitori per andare a vivere da solo. E’ stato in questo periodo che ho avuto le prime fitte allo stomaco”.

Cio’ che caratterizza situazioni come questa (può esserci di mezzo il matrimonio, la nascita di un figlio, una separazione, un trasloco, un lungo viaggio) è la messa in gioco del rapporto fra dipendenza e autonomia. Quel senso di sicurezza che può esser dato da situazioni familiari in senso lato, viene rotto da eventi che richiedono, da parte del soggetto, un’assunzione di responsabilità, o per lo meno la presa d’atto di un cambiamento significativo.
La crisi avviene dunque nel momento in cui è sollecitato un rapporto col mondo esterno ed è richiesto un cambiamento. Allora succede un po’ come in quel detto popolare: “chi lascia il vecchio per il nuovo, sa quel che lascia ma non sa quel che trova”.

Possiamo fermare l’ulcera e rispondere favorevolmente alla crisi??

La vita di oggi in modo particolare, con i miti che ha creato relativi ad un necessità di “arrivare”, di primeggiare dando prova di grandi capacità, induce facilmente ad assumere atteggiamenti mascherati nei confronti della dipendenza.
Oggi confessare di dipendere da qualcosa o da qualcuno appare in certi contesti come la confessione di una “debolezza” della quale ci si immagina che tutti quanti possano approfittare.

Per l’ulceroso è fondamentale riuscire a vivere positivamente la dipendenza, imparando ad accettarla e, sull’altro versante, consentirsi piccoli spazi di autonomia che mettano nella condizione di “assimilare” progressivamente e “digerire” i problemi che si presentano.

Lascia un commento